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Rivive l'antica tecnologia ceramica della Vena del Gesso
Incontri didattico-sperimentali per la classe 1^ A della Scuola Media Statale “Oriani” di Casola Valsenio nell’ambito del progetto: LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA:
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Esaminando i reperti archeologici rinvenuti nei siti più importanti della Vena del Gesso sono emersi indizi di frequentazione inerenti fasi avanzate del Neolitico, ma è solo con l’Età del Bronzo che si verifica un popolamento umano significativo in questo territorio, quindi si è deciso di orientare l’attività di laboratorio verso la tecnologia d’età protostorica caratterizzata, rispetto all’età preistorica, dall’introduzione della metallurgia.

Il modus operandi, che anima la didattica-sperimentale proposta, assume anche valore di principio operativo generale: se la tecnologia di produzione dei manufatti è riferita ad un’epoca precisa anche la conseguente tipologia delle forme da riprodurre deve essere attinente a quell’epoca e ben rappresentata dal dato archeologico. Il procedimento realizzato dagli allievi inizia con la creazione dell’impasto argilloso e si conclude con la cottura di manufatti cotti simili agli originali, impiegando un metodo di lavoro diffuso all’inizio dell’età del Bronzo. Gli allievi attuano quindi un processo artigianale applicando procedure verificate dall’archeologia sperimentale in precedenti esperienze e basandosi esclusivamente sulle risorse del territorio (es.: l’argilla è stata estratta da località nei pressi di M. Mauro e parte delle sostanze degrassanti usate nell’impasto ceramico sono state ottenute da selce scheggiata nel laboratorio precedente e proveniente dalla stessa zona).

Come si è detto in precedenza la scelta di questo preciso momento culturale come fondamento del quadro teorico proposto agli allievi, non è casuale, ma dettata da precisi significati relativi al territorio: durante l’età del Bronzo Antico (XXIII-XVIII sec. a. C.) si verifica la prima occupazione sistematica dei siti in grotta nella Vena del Gesso (Grotta dei Banditi, Grotta di Re Tiberio, Grotta della Tanaccia), utilizzati soprattutto come luoghi di sepoltura, come dimostrano i numerosi resti scheletrici associati a elementi ceramici, i quali costituiscono spesso una parte cospicua del corredo funebre. Questi corredi sono caratterizzati in gran parte da vasellame da mensa per uso quotidiano (tazze, ciotole, brocche, bicchieri, ecc…), oggetti che assumono quindi un significato cultuale che esula dalla loro primaria funzione; i manufatti realizzati esclusivamente per uso cultuale sono, almeno in questo periodo, poco diffusi. Produzioni “specialistiche” di questo tipo (es.: vasetti miniaturizzati) proliferano invece nella seconda età del Ferro (VI-V sec. a. C.), quando gruppi di facies umbra trasformano le grotte da luogo di sepoltura in luogo di culto delle acque, tendenza che si protrae fino all’età romana.
L’assimilazione di questi contenuti culturali e dei dati strettamente riguardanti le fasi pratiche, è integrata inoltre da supporti didattici diversificati e assemblati appositamente: tra essi figurano interventi pratici dimostrativi, sintesi concettuali inerenti le testimonianze materiali, oltre naturalmente a immagini dei manufatti originali di riferimento; infine vengono presentati confronti e brevi dibattiti su repliche ceramiche sperimentali realizzate appositamente.


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