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Didattica sperimentale per le scuole
 
Dall'Archeologia sperimentale alla Didattica: laboratori per le scuole primarie di I° e II°
Laboratorio didattico-sperimentale sull'accensione e il controllo del fuoco (Faenza, Ra)
Laboratorio didattico-sperimentale sulla lavorazione della pietra, l'accensione e il controllo del fuoco (Faenza, Ra)
Laboratorio didattico-sperimentale sulla lavorazione della pietra (Faenza, Ra)
Laboratorio didattico-sperimentale sulla lavorazione della pietra, l'accensione e il controllo del fuoco (Castelbolognese, Ra)
25/10/'09 - L’idea prende forma: Laboratorio sulla lavorazione dell'argilla (Museo della Preistoria "L. Donini", S. Lazzaro di Savena, Bo)
Milano Celtica - Laboratori didattici di Archeologia imitativa (Museo del Castello Sforzesco, Mi)
6/2/'07: Laboratorio sulla scheggiatura della pietra e l'accensione del fuoco (Museo della Preistoria "L. Donini", S. Lazzaro di Savena, Bo)
Milano Celtica - Laboratori didattici di Archeologia imitativa - per le scuole (Museo del Castello Sforzesco, Mi)
Nuovi laboratori didattici per le scuole primarie
Didattica della sperimentazione (Parco Regionale dell'Abbazia di Monteveglio, Bo)
Progetto: “FORTILIZI MEDIOEVALI NELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA”»
Monte Mauro: un castello nelle mani dei bambini
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» Monte Mauro: un castello nelle mani dei bambini
Progetto: “FORTILIZI MEDIOEVALI NELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA”
Aprile - Giugno 2005: Ricostruzione del fortilizio di Monte Mauro

ISTITUTO COMPRENSIVO “G. PASCOLI” RIOLO TERME
Scuola media statale “G. da Riolo” Riolo Terme

Nell’ambito del progetto pluriennale:
“UN VIAGGIO LUNGO OLTRE 5 MILIONI DI ANNI NELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA”

Anno scolastico 2004/2005
Classi 1^B e 1^C

Insegnanti: prof. Badiali Cesarina - Storia e Geografia

prof. Baravelli Armanda – Ed. Artistica

Esperto: dott. Deriu Roberto, archeologo

CONTENUTI E METODI IMPIEGATI NELLA RICOSTRUZIONE

La scelta della fortezza da ricostruire nel corso del laboratorio è stata dettata dall’oggettiva rilevanza del sito in età medievale rispetto alle altre rocche coeve; infatti, sorgendo sulla vetta più alta e scoscesa della Vena del Gesso romagnola (m 516), il fortilizio assicurava un ottimo controllo sulle vallate del Sintria e del Senio, resistendo nei secoli grazie alla posizione strategica e alla particolarissima realizzazione edilizia, straordinariamente compenetrata nella realtà geologica del luogo.
Gli elementi strutturali sono costituiti da una grossa torre centrale circondata da mura poligonali, tipologia molto comune in Lunigiana tra XII e XIII secolo. L’opera di regolarizzazione necessaria alla fondazione dell’impianto murario, produsse contemporaneamente anche il materiale da costruzione, caratterizzato appunto da blocchi di gesso posizionati in murature “a sacco”, ovvero caratterizzate da un doppio paramento di blocchi uniti da legante gessoso gettato nell’intercapedine tra i due muri, oltre che tra i vari blocchi.

Salendo sul picco di Monte Mauro possiamo scorgere, sepolti nell'intrico della vegetazione,
i poderosi basamenti delle mura; sembra che quei blocchi, nati dalla montagna e sapientemente lavorati dall’uomo, stiano tornando lentamente alla montagna stessa, dopo cinque secoli di “onorata carriera militare” e quasi altrettanti di abbandono. Effettivamente all’inizio del XVI° sec., con la vendita del fortilizio da parte dei Veneziani alla famiglia Vespignani, si conclude il ruolo bellico della fortezza e svaniscono inevitabilmente anche le eventuali motivazioni e le risorse necessarie a garantire una conservazione dignitosa delle strutture anche trattandosi di un fortilizio eccezionale come nel nostro caso.

Cronologia completa del fortilizio

953 d.C. prima attestazione

1055 d.C.,documento che cita per la prima volta il sito con il nome di Monte Maggiore. Da esso deriva, per deformazione dialettale, Mons Mauri attestato dal 1267 in parallelo con l'originario Montismaioris, che decade definitivamente soltanto nel corso del XIX secolo.
Le vicende successive riguardano lotte tra Faentini e Imolesi per il controllo sul castello, rappresentanti locali del contrasto tra le forze del Papato e dell'Impero.

1238: I Faentini scacciano la fazione imolese filoimperiale dal castello e incendiano il fortilizio senza però causare gravi danni alle strutture

1265: anno di redazione dell’estimo del contado imolese da parte di Bologna: il castello di Monte Maggiore è registrato con 29 fuochi

1278: passaggio del castello alla Santa Sede

1293: conquista del castello e breve egemonia da parte del ghibellino Maghinardo Pagani da Susinana, che in precedenza aveva ottenuto il potere a Faenza scacciandone i membri della famiglia Manfredi, e si era impadronito dei castelli di Rontana, Quarneto e Fognano.

1302: morte di Maghinardo

1309: Francesco I Manfredi acquista Monte Maggiore e vi colloca subito una piccola corte; sotto questo importante casato faentino il castello conosce una fase di notevole benessere che dura circa un secolo.

1371: La Descriptio Romandiole del Cardinale Anglic De Grimoard, cita Monte Maggiore come castrum, dotato quindi di strutture difensive, cui faceva capo un villa con 47 fuochi; al castello, quindi, doveva fare riferimento una popolazione di quasi 400 individui

1410: Lotte interne alla Santa Sede e scisma d'Occidente; l'egemonia dei Manfredi sul castello di Monte Maggiore viene ostacolata da alcuni signorotti locali, ma soprattutto dalle mire di personaggi esterni all'ambiente romagnolo: il duca di Milano Filippo Maria Visconti (1420 circa), e Gian Galeazzo Visconti (1386).

1470 – 1500: Anni di difficile interpretazione a causa della discordanza tra le fonti letterarie, peraltro estremamente esigue

1470: Conquista del castello di Monte Maggiore da parte di Galeazzo Maria Sforza

1488 – 1494: Fonti discutibili citano improbabili restauri del fortilizio da parte di Caterina Sforza (figlia di Galeazzo).

1500: Le fonti sembrano accordarsi: conquista della rocca da parte di Cesare Borgia detto il Valentino, il quale, secondo alcune cronache, distrugge il castello.

1503: Termine del dominio del Valentino su Monte Maggiore e passaggio di altre dieci rocche della Valle del Lamone sotto l'egemonia dei Veneziani, insieme alla stessa città di Faenza.

1506: La rocca di Monte Maggiore, il cui mantenimento era diventato troppo dispendioso, viene venduta dai Veneziani alla famiglia Vespignani di Brisighella

1591: Insediamento di banditi tra i ruderi dei castelli di Monte Maggiore e di Rontana

1606 (circa): Saletti annovera la rocca di Monte Maggiore tra quelle "hoggidì…ruinose" a indicare come l'acquisto da parte dei Vespignani non fu sufficiente a risollevarne il destino, ormai segnato.
Inizia in questi anni l’irreversibile declino del fortilizio.

1672: Giovanni Carlo Vespignani, membro di un ramo romano della famiglia, acquisisce il castello e progetta restauri mai realizzati in pratica; inoltre all’incirca da questo periodo non si parla più di un castello ma solo di un Torrione, particolare che evidenzia il dissesto ormai avanzato riguardo alle altre strutture.

1835: crollo de "l'antica torre"….

Maggio 2005: Ricostruzione in scala 1:50 del fortilizio di Monte Mauro: laboratorio con gli alunni delle classi 1^B e 1^C (A. S. 2004 – 2005)

COME E PERCHE' RICOSTRUIRE

Il percorso realizzato vuole restituire, in primo luogo nell’immaginario degli alunni, una porzione significativa di storia locale, stimolando l’apprendimento tramite la manualità e guidando il ragionamento degli alunni verso i metodi e le problematiche sottese alla ricostruzione storica; in secondo luogo si vuole sensibilizzare i ragazzi alle problematiche di tutela dei beni culturali immobili presenti nel loro territorio.

L’attività inizia con l’analisi delle testimonianze letterarie e materiali, plasmando quindi il modello tridimensionale in relazione a dati specifici confrontabili con la realtà archeologica. Infatti in occasione del primo incontro teorico, sono state mostrate ai ragazzi decine di immagini sulla realtà di degrado attuale delle strutture ma anche disegni e descrizioni ottocentesche precedenti le ultime azioni di smantellamento (effettuate durante la Seconda Guerra Mondiale).
Le fasi pratiche sono diventate subito un vero e proprio cantiere edilizio in miniatura, nel quale le classi, suddivise in piccole squadre di lavoro, hanno impostato una catena operativa iniziata con la "faticosa" produzione del materiale da costruzione e terminata con le operazioni di rifinitura. Inoltre si è tentato, quando possibile, di intervallare le attività con brevi sessioni di approfondimento in relazione a elementi specifici pertinenti l’edilizia della fortezza in oggetto, mettendo così in luce le tecniche di costruzione in età medievale e le differenze tecnologiche tra i materiali originali e quelli che, per motivi pratici, sono stati impiegati nella ricostruzione.


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