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Laboratorio sulla scheggiatura della pietra e l'accensione del fuoco (Museo della Preistoria "L. Donini", S. Lazzaro di Savena, Bo)
Le più antiche strategie di sopravvivenza
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Il più antico focolare conservato dall'uomo preistorico proviene da Chesowanja, in Kenya e risale a 1.400.000 anni fa e, secondo l'interpretazione di alcuni autori, questi reperti indicano come già in quell'epoca l'uomo preistorico fosse in grado di accendere il fuoco tramite percussione (Jelinek 1972, pp.81, 212, 218-222, 228-234; Zurbuchen 2003, p.220).
In territorio europeo le più antiche tracce sull'utilizzo del fuoco sono datate ad 1 milione di anni fa (homo erectus), nella grotta di Sandalja (Pula, Istria).
In Svizzera tracce di focolari sono documentate tra 115.000 e 35.000 anni fa (durante il Paleolitico Medio), all'interno della grotta di Kotenker (Comune di Rochefort, Kt. Neuenburg) (Egloff 1989, pp.23-29). In molti siti del Paleolitico Tardo e Superiore sono stati trovati frammenti di marcasite, minerale ferroso idoneo all'accensione, che recano una scanalatura causata dall'azione di percussione della pietra focaia (selce).
La tecnica di accensione del fuoco tramite "sfregamento" è attestata presso le popolazioni primitive dell'Africa e dell'Asia, e consiste nel far roteare velocemente un bastone all'interno di un incavo, producendo così calore tramite frizione.
In Europa non esistono documentazioni concrete sull'impiego di questo sistema, tuttavia la tradizionale letteratura paleoetnologica tende a riferirla anche al contesto europeo, diffondendo questo metodo "suggerito" dall'etnologia anche in ambito didattico (Zurbuchen 2003, p.220).

ESPERIENZE SPERIMENTALI SULL'ACCENSIONE DEL FUOCO

Alcune recenti esperienze sperimentali (Zurbuchen 2003, pp.220-221), basate su reperti archeologici emersi presso alcuni siti neolitici svizzeri (Winniger 1981, p.106), hanno già dimostrato la possibilità di innescare la combustione utilizzando manufatti di selce, con impugnatura in corno, percossi contro un ciottolo di marcasite. In queste sperimentazioni, come esca principale, è stato utilizzato un particolare fungo saprofita (poliporo, Fomes fomentarius), che cresce sugli alberi morti di faggio. Questo fungo venne lavorato per secoli in Boemia e Ungheria ed esportato in ogni paese dell'Europa Occidentale fino alla prima metà del XX secolo, prima dell'invenzione dei fiammiferi (1832) (Zurbuchen 2003, p.223). Al giorno d'oggi il Fomes fomentarius è divenuto molto raro e il metodo di lavorazione per trasformarlo in un'esca ottimale rimane poco chiaro, pur essendo stata dimostrata la possibilità di accendere un fuoco aggiungendo erba secca al fungo già in fase di combustione (Zurbuchen 2003, p.221).

LA DIMOSTRAZIONE SPERIMENTALE AL MUSEO "L. DONINI"

Incontro dedicato agli alunni delle scuole elementari

Il laboratorio ha previsto una dimostrazione pratica delle principali tecniche di scheggiatura in uso nel Paleolitico per la produzione di alcuni strumenti rappresentativi di Homo Habilis (chopper, chopper bifacciale, ecc...) ed Erectus (amigdala bifacciale). La dimostrazione si è conclusa con la trattazione delle tecniche di lavorazione più sofisticate diffuse nel periodo Neolitico.

- Nel corso dell'incontro gli alunni hanno potuto esaminare numerosi campioni di materie prime e manufatti finiti in selce, ossidiana e ftanite, una roccia silicea particolarmente impiegata durante il Paleolitico nel territorio bolognese.

- Attraverso piccoli esperimenti tattili e auditivi, gli alunni hanno appreso alcuni dei metodi più intutitivi per il riconoscimento delle pietre "adatte" alla scheggiatura, verificando anche l'efficacia degli strumenti prodotti durante la sperimentazione tramite piccoli test di taglio e scortecciamento di arbusti lignei.

La seconda parte del laboratorio ha riguardato la dimostrazione pratica della più antica tecnica di accensione del fuoco, in base alle testimonianze archeologiche.
L'esperimento ha approfondito le tecniche di accensione tramite percussione, in accordo sostanziale con il dato archeologico, infatti i test preparatori sono stati condotti con l'impiego di marcasite percossa da un piccolo nodulo di selce. Lo scopo principale di questa sperimentazione è stato quello di verificare l'efficacia di esche provenienti dal territorio emiliano-romagnolo. Più esattamente è stata impiegata, come esca principale, la fibra estratta da un'esemplare di Fomes fomentarius, prelevato nella vallata del fiume Santerno (Bo). Per incrementare la combustione, già innescata dal fungo, si è fatto ricorso ad un'infiorescenza a pannocchia, posta alla sommità delle canne di palude (Phragmites australis), infine la vera e propria accensione del fuoco è avvenuta aggiungendo erba secca.
L'esperimento ha confermato l'ottima ricettività del Fomes fomentarius locale, che forse potrebbe essere ulteriormente ottimizzata raffinando la tecnica di preparazione della fibra lanuginosa estratta dal fungo. Anche l'infiorescenza della canna di palude si è rivelata adatta allo scopo, sebbene l'aggiunta di erba secca si sia rivelata indispensabile, almeno in alcune prove, per avviare definitivamente l'accensione.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Jelinek 1972 - Jelinek J. Das grosse Bilderlexicon des Menschen in der Vorzeit, Prag.

Winniger 1981 - Winniger J., Feldmeilen-Vorderfeld, Der Ubergang der Pfyner zur Horgener Kultur, Basel.

Egloff 1989 - Egloff M., Des Premiers Chasseurs au debut du Christianisme, in "Histoire du Pays de Neuchàtel", pp.23-29, Neuchàtel.

Zurbuchen 2003 - Zurbuchen M., Alcune esperienze di archeologia sperimentale dal Museo delle palafitte di Seengen (CH), pp.219-228, in Archeologie sperimentali: metodologie ed esperienze fra verifica, riproduzione, comunicazione e simulazione: atti del convegno: Comano Terme - Fiavè (Trento, Italy) - 13-15 settembre 2001, a cura di P. Bellintani e L. Moser - Trento: Provincia autonoma di Trento. Ufficio beni archeologici, 2003.


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