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Archeologia Sperimentale nei Gesti Ritrovati
Il nome Gesti Ritrovati esprime l’obiettivo principale del gruppo, ovvero il tentativo di recuperare antiche strategie e tecniche di produzione proprie di ambiti culturali arcaici. In particolare si mira alla ricostruzione delle antiche condizioni di lavoro, evidenziando attraverso l’articolazione e la complessità delle fasi operative individuate le principali dinamiche socio-culturali ad esse legate.
La base di partenza della ricerca sperimentale, applicata all'archeologia, corrisponde all'osservazione del fenomeno, in quanto tratta l’analisi approfondita del reperto archeologico, del contesto di provenienza, delle tracce di lavorazione e delle caratteristiche tecnologiche che identificano determinate tecniche di produzione.
Occorre tenere presente che, soprattutto in Italia, l’ archeologia sperimentale intesa come ricerca che mira alla restituzione dei metodi è ancora un concetto avanguardistico, mentre domina la tendenza a presentare vasti campionari di oggetti esteticamente molto simili agli originali, ma realizzati esclusivamente con metodologie moderne, eludendo quindi il concetto di ricerca proprio dell’archeologia sperimentale. La scarsa attenzione ai metodi di produzione, è evidente in questi casi proprio dalla penuria o addirittura dall’assenza di informazioni specifiche sui processi eseguiti, anche se moderni. Questa circostanza si verifica in genere per l’intento di nascondere l’abbinamento tra la replica esteticamente efficace, di un oggetto antico, e il relativo metodo di produzione, magari veloce ed economico, ma di certo non filologico. Inoltre è ancora oggi molto diffuso l’atteggiamento di non divulgare il procedimento adottato (anche se ci si avvale di tecnologie recenti), soprattutto per mero interesse commerciale. Al contrario Gesti Ritrovati pone l’accento sulla divulgazione della metodologia sperimentale e delle tecniche impiegate, presentando relazioni sulle esperienze svolte ed un’ ampia documentazione fotografica. I manufatti prodotti durante le sperimentazioni, fotografati e inventariati, vengono solitamente impiegati a scopo espositivo, didattico e/o sperimentale (in ambito di ricerca funzionale). Alcune riproduzioni sono esposte o utilizzate presso parchi archeologici o musei, in relazione alle dimostrazioni sperimentali che hanno portato alla loro creazione o che riguardano il loro utilizzo. L’opera di divulgazione viene condotta per un’utenza estremamente diversificata, attraverso: 1) Dimostrazioni sperimentali rivolte al pubblico. Vengono eseguite soprattutto presso musei e parchi archeologici o su richiesta di associazioni culturali. Durante questi incontri si descrivono le fasi operative che si stanno realizzando, ma contemporaneamente è possibile esaminare anche modelli didattici e campioni significativi provenienti da esperienze complementari alla sperimentazione in oggetto. La documentazione prodotta durante le prime dimostrazioni pubbliche, effettuate con l’impiego di strutture provvisorie, ha anticipato la costruzione degli impianti sperimentali fissi, alcuni dei quali già realizzati presso parchi archeologici , con conseguente crescita del livello qualitativo delle dimostrazioni e degli esiti sperimentali raggiunti . 2) Corsi formativi in archeologia sperimentale. Anche in questo caso si tratta di percorsi di complessità differente a seconda delle esigenze dell’utenza: alcuni sono rivolti alla specializzazione di operatori didattici, altri sono dedicati agli studenti delle scuole superiori, per la formazione preventiva di “archeotecnici” . In altri casi sono proposti a studenti universitari, infine altri ancora sono concepiti per la formazione di nuove professionalità che collaborano con Gesti Ritrovati. 3) Didattica delle tecnologie primitive.
Nel 2007 il Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna (Università di Bologna) ha concesso il patrocinio scientifico alle attività condotte da Gesti Ritrovati.
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