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  pagine correlate:
� 30/04/'07 - Il funzionamento delle fornaci etrusco-padane (Parco Archeologico del Forcello, Bagnolo S. Vito, Mn)
� 17/7/'06 - Ricostruzione sperimentale e dimostrazione funzionale di fornaci etrusco-padane per la cottura della ceramica (Parco Archeologico del Forcello, Mn)
� 19/05/'07 - Riproduzione sperimentale di bucchero padano: I� test di cottura (Parco Archeologico del Forcello, Bagnolo S. Vito, Mn)
� Ceramica etrusca: il bucchero padano
� Modello didattico di fornace etrusca (V� sec. a. C.)
Riproduzione sperimentale di bucchero padano: la documentazione di riferimento

IL DATO ARCHEOLOGICO

L'espansione degli Etruschi nella Pianura Padana a nord del Po, dalla fine del VII sec. a. C., � caratterizzata dalla presenza di bucchero, in minima parte importato dall'Etruria, mentre la maggior parte di questa ceramica � prodotta da artigiani locali. La definizione bucchero padano � dovuta alla necessit� di differenziare la produzione degli Etruschi nella pianura padana, rispetto al bucchero prodotto nell'Etruria meridionale. Il bucchero padano, diffuso nei territori a nord del Po dalla fine del VI sec. a. C., � caratterizzato da un impasto depurato di qualit� variabile, con colorazioni che variano dal nero a varie tonalit� di grigio. Le forme comprendono soprattutto calici carenati, ciotole, ollette, bicchieri, brocche, kantharoi e kyathoi.
Il bucchero padano � documentato sia nelle fasi arcaiche che in quelle pi� recenti dell'abitato del Forcello, ma � presente anche a Bologna, Marzabotto, nel Reggiano, nel Modenese, ad Adria, S. Basilio e Brescia.
I dati archeologici emersi negli scavi del Forcello, indicano che nelle fasi pi� antiche (F, G, H) il vasellame da mensa doveva essere costituito da bucchero padano, mentre nelle fasi pi� recenti la sua presenza si riduce progressivamente fino a scomparire, a favore della ceramica di impasto grigio, che ne costituisce una derivazione tarda (Casini 2005, pp.263-266).

LA PRIMA FASE DELLA RICERCA SPERIMENTALE

Lo scopo principale di questa sperimentazione � l�individuazione di argille adatte a produrre gli ingobbi che rivestono le ciotole, verificando anche le strategie di cottura necessarie per ottenere il bucchero padano, dal tipico impasto nero.
La prima fase del lavoro ha evidenziato:
1) Il peso e le dimensioni del vasellame prima della fase di ritiro dovuta all'essiccamento e alla cottura.
2) La tecnica e gli strumenti per la rifinitura delle superfici dei vasi prima dell'ingobbiatura.
3) La tecnica di produzione degli ingobbi, particolarmente fini, che venivano impiegati per impermeabilizzare le superfici.
4) Il metodo di cottura in ambiente riducente, condizione necessaria per ottenere l'effetto nero tipico del bucchero.
Per individuare gli ingobbi adatti si � reso necessario effettuare numerose prove di laboratorio, impiegando argille dalle caratteristiche differenti, macinate e portate in soluzione acquosa attraverso alcune fasi di decantazione progressiva.
Per produrre velocemente prove significative, gli ingobbi sono stati colludati attraverso una prima serie di cotture in atmosfera ossidante, presso un moderno forno elettrico a resistenze. In seguito sono state effettuate cotture degli stessi ingobbi in ambiente riducente, adattando appositamente il funzionamento del forno elettrico. Il primo modello di confronto realizzato � una ciotola carenata (Rapi 2005, p.120-121 - fig.51.3; ciotola: Sett.R 18, US 694-fase E. Inv.:st. 145739. Argilla semifine, micacea, con minuti inclusi litici. Colore nero. Risultante da 9 fr.i ricongiunti senza reintegrazione delle lacune).
Questo sistema di cottura in riduzione, basato sull�adattamento di forni moderni, viene utilizzato tutt'oggi da alcuni vasai di Tarquinia, Gubbio, Deruta, ecc..., costituendo un punto di partenza e confronto ottimale con la ricerca sperimentale vera e propria, caratterizzata dall�esecuzione delle operazioni di cottura presso una fornace etrusca ricostruita sperimentalmente.
Il test di cottura sperimentale, tenutosi il 19/5/'07 (vedi Riproduzione sperimentale di bucchero padano: I� test di cottura), presso l'impianto etrusco-padano ricostruito al Parco Archeologico del Forcello (Mn), rappresenta quindi un primo tentativo di confronto tra bucchero prodotto in una fornace moderna e bucchero prodotto in una fornace etrusca, mantenendo come costanti l�impasto argilloso per la foggiatura dei manufatti, la tipologia del vasellame e gli ingobbi per il rivestimento.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Casini 2005 - S. Casini, "La ceramica di produzione locale: impasto, bucchero, etrusco-padana", pp.247-266, in "L'abitato etrusco del Forcello di Bagnolo S. Vito (Mantova), Le fasi di et� arcaica"*.

Rapi 2005 - M. Rapi, Materiali delle fasi arcaiche, pp.101-121, in "L'abitato etrusco del Forcello di Bagnolo S. Vito (Mantova), Le fasi di et� arcaica"*.

*Volume a cura di Raffaele C. de Marinis e Marta Rapi, Universit� degli Studi di Milano - Comune di Bagnolo S. Vito, catalogo della mostra "Gli Etruschi a nord del Po", Mantova 2005.


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