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Caratteristiche strutturali delle fornaci secondo la verifica sperimentale»
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Caratteristiche strutturali delle fornaci secondo la verifica sperimentale
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Le osservazioni che seguono riguardano in particolar modo le fornaci verticali a cupola con uno o due prefurnia, ovvero le strutture caratterizzate da una camera di cottura sopraelevata rispetto a quella di combustione e da essa divisa tramite un piano forato fisso o mobile, atto al sostegno del vasellame.

Occorre ricordare che, nella maggior parte degli scavi archeologici che interessano fornaci, è possibile individuare solo la camera di combustione, assai più rari sono i frammenti del piano forato, del quale rimane spesso solo un residuo del basamento di sostegno (muretto o pilastro in ciottoli o blocchetti di terracotta).
In primo luogo si evidenzierà perchè l'esistenza di una cupola e di un piano di posa per il vasellame, implichino l'esistenza di un vano, richiudibile tramite un portello, per il carico e lo scarico dell'infornata.

Alla luce delle nostre sperimentazioni la realizzazione di un piano di posa può comportare un paio di giornate di lavoro per la messa in opera e diversi giorni per l'essicamento. Almeno nel caso degli ateliers specializzati dell'età del Ferro, è plausibile la realizzazione di un episodio di cottura volto al consolidamento di questa partizione, prima di una cottura a pieno carico. Il piano forato si può ritenere l'elemento più importante della fornace, poichè è soprattutto in base alla resistenza meccanica di questo elemento che dipende l'esito della cottura.
Verosimilmente una struttura di concezione così accurata deve prestarsi ad essere riutilizzata più volte, con una strategia tesa a preservarla nel modo più efficace possibile.
Visto che la fornace rappresenta un grosso investimento per il ceramista di ogni epoca, è chiaro che la manutenzione del piano forato deve sempre rimanere sotto stretto controllo del fornaciaio.
In quest'ottica la prassi dell'abbattimento della cupola per il prelievo dell'infornata, ad ogni episodio di cottura, e la conseguente ricostruzione della stessa in vista dell'episodio successivo, appare decisamente inaccettabile, poichè tale azione potrebbe pregiudicare l'incolumità dell'infornata stessa e del piano forato (ben più prezioso), al momento dell'abbattimento, vanificando buona parte delle giornate di lavoro impiegate per la costruzione della fornace. Considerando infatti il tempo e le risorse, necessarie alla costruzione della cupola di una fornace, in base alle nostre sperimentazioni, è documentato che per una cupola del diametro di un metro si possono impiegare circa kg 700-800 di impasto, per 5-6 gg. di lavoro, inoltre occorrerebbero altre ore di lavoro per curare l'essicamento della cupola prima della cottura.

Appare invece più verosimile ipotizzare, già a partire dalle prime fornaci verticali neolitiche dotate di piano forato,(es.: vedi Kramolìn, in Moravia), l'asportazione predeterminata di un limitato settore della cupola (verosimilmente posto su uno o più lati della stessa, o alla sua sommità), destinato all'introduzione e all'estrazione dell'infornata.
In conclusione si evince che nel caso di fornaci a struttura verticale sia necessaria la presenza di un vano richiudibile da una partizione amovibile apposita (portello), ai fini di effettuare le operazioni di carico e scarico dell'infornata.
Il portello era costituito verosimilmente dagli stessi materiali con cui è costituita la cupola (vimini e argilla); i nostri esperimenti confermano la possibilità di riutilizzare questo stesso elemento senza doverlo distruggere e ricostruire ogni volta. Risultati ancora migliori sono stati ottenuti cuocendo il portello a parte e procedendo poi ad una saldatura temporanea di tale elemento, per favorire le condizioni di isolamento termico durante l'azione di cottura.

Per quanto concerne gli ateliers specializzati dell'età del Ferro, senza dubbio sottoposti a periodi di produzione intensiva, esistono eloquenti raffigurazioni pittoriche (pinakes), raffiguranti fornaci greche, che confermano l'esistenza di veri e propri portelli costruiti con notevole perizia. La possibilità di mantenere la cupola intatta consente quindi un notevole risparmio di tempo e di lavoro, inoltre, di cottura in cottura, la cupola tende a consolidarsi progressivamente, migliorando le condizioni d'isolamento termico e riducendo le operazioni di manutenzione.

Il posizionamento e le dimensioni del portello non possono considerarsi oggettive, in quanto dettate da esigenze specifiche del fornaciaio, dipendenti dalla modalità costruttiva della fornace e dalle dimensioni del vasellame che costituisce l'infornata.
Nelle fornaci di piccole dimensioni, dotate di un solo focolare, il portello può essere collocato dietro la cupola, opposto al prefurnio, ma anche sopra esso; oppure lateralmente (es.: si veda la fornace piccola del Parco Archeologico del Forcello, Mn). Nelle fornaci di dimensioni medio-grandi, con un piano forato di dimensioni di m² 1 o più, è plausibile la realizzazione di due vani posti lateralmente (es.: si veda la fornace grande del Parco Archeologico del Forcello, Mn).
Nelle fornaci bifocolari l'operazione più pratica e funzionale, è risultata il posizionamento del portello a lato della cupola, pochi centimetri sopra il piano forato.

L'archeologia sperimentale si dimostra quindi estremamente utile per chiarire l'esistenza e l'importanza di elementi costruttivi fondamentali, difficilmente evidenziabili in un contesto di scavo archeologico, ma necessari nella verifica pratica delle fasi operative.


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