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Ricostruzione sperimentale e utilizzo sistematico di una fornace celtica di tradizione indigena (Novembre 2004 - Ottobre 2007)
Esperimenti di cottura continuativi su una fornace celtica dell’epoca di La Tène (II° sec. a. C.)
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Questo ciclo di sperimentazioni rappresenta il primo studio di archeologia sperimentale compiuto su una fornace celtica specializzata d’epoca lateniana.
La fornace è stata ricostruita nel mese di ottobre del 2004, venendo impiegata in numerosi episodi di cottura, nell'arco di circa tre anni.
Queste esperienze continuative hanno permesso di acquisire una notevole conoscenza sulle potenzialità della fornace, consentendo la scoperta delle principali modalità di utilizzo della struttura, e chiarendo anche le strategie necessarie per mantenere efficiente l'impianto durante anni di utilizzo.

LA DOCUMENTAZIONE ARCHEOLOGICA DI RIFERIMENTO

I modelli su cui si fonda la ricostruzione sono originali francesi datati alla seconda età del Ferro. Ci si è riferiti in particolare alla zona sud-occidentale della Francia, dove sono stati individuati 32 siti (cronologicamente inquadrabili tra La Tène finale ed età augustea) caratterizzati dalla presenza di un centinaio di fornaci di spiccata tradizione indigena. Le strutture sono sempre parzialmente o totalmente interrate e realizzate interamente con argilla locale opportunamente armata con materiale stramineo (canniccio, vimini, ecc…). Queste fornaci sono formate da uno o due prefurnia, contrapposti ad una camera di cottura centrale di forma leggermente ellittica.
Una quarantina di queste fornaci sono costituite da un solo prefurnio, mentre almeno venti sono di tipo bifocolare, ovvero caratterizzate dalla presenza di una camera di cottura circondata da due prefurnia (focolari) contrapposti.
Gli atelier più imponenti possiedono anche una decina di fornaci ciascuno, come nel caso di Sissach, dove sono emerse addirittura una dozzina di fornaci di tipo bifocolare.
La forte connotazione indigena di queste fornaci francesi è espressa dalla disposizione a raggiera delle barre fittili che compongono il piano forato, per sostenere i vasi, e che sono rette a loro volta da un basamento.
La tipologia costruttiva più antica e diffusa, per il basamento, è il pilastro posizionato al centro della camera di cottura, allineato con il/i tunnel.
Un altro modulo prevede invece la costruzione di due muretti paralleli (è il caso dell'atelier di Barbezieux), ma sono attestati anche forni ad un fuoco solo dotati di un muretto attaccato al lato della camera di cottura opposto al prefurnio.
I sostegni sono formati in molti casi da strati di argilla armata con pietre calcaree.
I contesti di scavo restituiscono la fossa di fondazione delle fornaci ma anche residui dell’alzato parietale, ovvero frammenti di argilla, parzialmente cotta, recante tracce dell’intelaiatura lignea che fungeva da armatura, fornendo così i primi fondamentali elementi per impostare ricostruzioni sperimentali affidabili dal punto di vista materiale, tecno-tipologico e funzionale.
Il sito che ha fornito i dati più interessanti per la ricostruzione della fornace è Barbezieux (Charente), che ha restituito ben 4 fornaci bifocolari. Di tali strutture sono conservate le camere di combustione e gli elementi del basamento, che sosteneva il piano forato. Il riempimento della camera di combustione era però costituito in massima parte da numerosi frammenti di concotto, recanti impronte di graticcio ligneo, che sono stati interpretati come residuo dell'elevato. All'interno del riempimento di alcune fornaci sono emersi anche rottami appartenenti al piano forato, ottenuto come si è detto con la posa di numerose barre fittili amovibili.
Questi dati hanno permesso una ricostruzione precisa della parte mancante della fornace, che è stata riprodotta dimezzando però le dimensioni dell'originale.

LA RICOSTRUZIONE SPERIMENTALE

Durante i primi test il basamento è stato realizzato a muretti disposti parallelamente, come attestato presso le 4 fornaci trovate a Barbezieux. I primi episodi di cottura nella fornace sperimentale hanno però evidenziato difficoltà nell’addizione e nella circolazione del combustibile, per via del poco spazio rimasto libero all’interno della camera di combustione. Di conseguenza, è risultato più pratico sostituire il basamento a due muretti con un basamento definitivo formato da un pilastro unico, di sezione circolare, posto al centro della camera. Questa soluzione costruttiva, particolarmente antica, è plausibile nel caso della ricostruzione in oggetto (scala 1:2), in quanto ampiamente attestata archeologicamente in fornaci coeve di dimensioni ridotte.
L'ipotesi ricostruttiva di partenza (Baigl 2000, p.13) prevede la disposizione di barre fittili mobili disposte a raggiera sopra il basamento, e sopra di esse i vasi. Quasi tutte le barre originali hanno sezione tondeggiante, non schiacciata, probabilmente per conferire più robustezza all'elemento.
Le nostre sperimentazioni hanno dimostrato la buona funzionalità di questo sistema, disponendo frammenti di vasi sopra le barre, in modo da stabilizzare il piano di posa per l'infornata, secondo una prassi già proposta (Sireix 1990, fig.23, p.67, p.71) nel caso delle fornaci coeve del sito di Lacoste (Mouliets-et-Villemartin, Gironde).

L’UTILIZZO DI PORTELLI MOBILI PER SIGILLARE L’INFORNATA

La ripetizione sistematica delle operazioni di cottura ha evidenziato fin dal primo episodio sperimentale, come sia necessario predisporre un'apertura richiudibile, posta nella camera di cottura, per facilitare le operazioni di introduzione e prelievo dei vasi. Questo accorgimento è fondamentale nelle fornaci a struttura verticale, ai fini di evitare crolli o danneggiamenti della camera di cottura. Il vano deve essere ben definito e sigillabile con un portello. Per la costruzione di questo elemento si è sperimentato per primo il metodo ritenuto più logico, in base alle tecniche ai materiali a disposizione, ovvero un’intelaiatura a graticcio rivestita di argilla da ambo le parti, come per il resto della fornace. Già nel corso dei primi test questa soluzione non è parsa però particolarmente idonea, per via della scarsa solidità dimostrata dal portello. Infatti bisogna tenere presente che la combustione dell’intelaiatura lignea tende a lasciare un’intercapedine all’interno dell’argilla cotta; la fornace, non essendo soggetta a spostamenti non perde solidità, mentre un supporto mobile risulta globalmente troppo fragile per giustificare un uso prolungato nel tempo, pur essendo stato impiegato, con vari adattamenti, in ben 6 episodi di cottura consecutivi. Dal definitivo abbandono di questo primo modello, avvenuto in seguito alla disintegrazione dello stesso dopo l’estrazione di un’infornata, è scaturita la necessità di collaudare un secondo sistema, più duraturo e pratico. Questo seconda soluzione prevede un portello costituito esclusivamente da macerie ceramiche di reimpiego, ricavate da frammenti del portello precedente, con l’aggiunta di frammenti di concotto, sempre proveniente da altre parti della fornace stessa. Questi frammenti devono essere saldati uno sull’altro, come un piccolo muretto, con l’ausilio di una malta refrattaria, costituita essenzialmente da argilla mista ad erba, sabbia di fiume e chamotte (ricavata sempre triturando frammenti della fornace). Questa tecnica è sostanzialmente la stessa impiegata per costruire i basamenti delle fornaci, di conseguenza questo fattore ne rende decisamente plausibile l’utilizzo.
La struttura così impostata acquisisce una consistenza progressiva nel corso delle varie cotture, e in caso di piccoli danneggiamenti il portello può essere facilmente integrato aggiungendo nuovi frammenti.
L’utilizzo di vani e portelli preposti all’infornata rimane quindi una prassi decisamente confermata dalla pratica sperimentale, ma difficilmente documentabile archeologicamente, soprattutto nelle fornaci più antiche, per via della difficoltà di riconoscere frammenti pertinenti a elementi mobili in contesti archeologici caratterizzati, nella maggior parte dei casi, dalla completa distruzione della parte in elevato.
Nella seconda età del Ferro l’uso di portelli è sicuramente diffuso da tempo, come dimostrano alcune tavolette fittili dipinte (pinakes), che illustrano l'impiego di portelli estremamente rifiniti già in fornaci greche di VI° sec. a.C., rendendo quindi verosimile l'utilizzo di strategie simili in fornaci più complesse e recenti come quelle lateniane. E’ anche possibile che negli atelier più specializzati, dove le fornaci venivano sottoposte ad un uso intensivo, i portelli venissero cotti nelle fornaci prima di essere utilizzati, per garantire una solidità ancora maggiore.

METODI ED ESITI RELATIVI ALLA SPERIMENTAZIONE

L'utilizzo sistematico della fornace ha evidenziato le principali modalità di ripristino della struttura, tra un episodio di cottura e il successivo, confermando la possibilità di impiegare più volte la fornace, giungendo anche a migliorarne le prestazioni. In particolare si è proceduto ad effettuare periodicamente interventi di stuccatura e ingobbiatura delle fessurazioni, che tendono a formarsi per via dell'evaporazione dell'acqua contenuta nell'impasto argilloso. Nel corso dei primi episodi di cottura si è anche proceduto alla sovrapposizione di nuovi strati di argilla, che aumentando lo spessore generale tendono a potenziare la capacità d'isolamento delle pareti.

IL COMBUSTIBILE IMPIEGATO

Per tutti gli episodi di cottura è stato impiegato legno di carpino e quercia, in massima parte in pezzature ridotte (lunghezza cm 50 ca. x cm 4 ca. di diametro). La quantità di legname impiegata varia da kg 120 (periodo estivo), a kg 180 ca. (periodo invernale).

LE TEMPERATURE RAGGIUNTE

Il monitoraggio termico delle temperature (effettuato con una sonda collegata ad uno strumento digitale per la lettura), ha evidenziato il raggiungimento di temperature massime comprese tra 930°- 980°. La tempistica che governa il procedimento risulta comunque decisamente variabile in base alla temperatura esterna, con differenze anche di 3 ore nei tempi di cottura, tra il periodo invernale (cottura del 27/2/'07: 8 ore) e il periodo estivo (cottura del 18/7/'07: 5 ore).

EPISODI DI COTTURA PRE-SPERIMENTALE E SPERIMENTALE NELLA FORNACE CELTICA

Fase pre-sperimentale (periodo di utilizzo preliminare alla sperimentazione, necessario all'acquisizione di una competenza specifica relativa all'impianto): 1/11'/04 - 30/3/'05 - 15/4/'05 - 16/5/'05 - 27/5/'05 - 30/5/'05
Fase sperimentale(episodi di sperimentazione affidabile, confermata dalla stabilità degli esiti e delle temperature, anche nel confronto dei diagrammi temperatura-tempo, ottenuti con monitoraggio digitale delle fasi di cottura):
1/6/'05 - 17/6/'05 - 15/7/'05 - 23/10/'05 - 29/10/'05 - 16/5/'06 - 25/5/'06 - 20/9/'06 - 27/2/'07 - 3/3/'07 - 14/5/'07 - 18/7/'07- 3/10/'07 - 21/06/'08

Testo e sperimentazioni a cura di Roberto Deriu
Documentazione fotografica a cura di Maurizio Parabita

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

C. Sireix 1990. Officine de potiers et production céramique sur le site protohistorique de Lacoste à Mouliets-et-Villemartin (Gironde), Aquitania, tome 8.

J. P. Baigl 2000. Barbezieux, Les Petits Clairons (Charente), un atelier de potier du deuxième âge du Fer, Aquitania, tome XVII.


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