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Marzo 2003: Manifattura e cottura ceramica secondo metodologia neolitica (Faenza, Ra)
Sperimentazione mirata a parametri controllati
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L’ipotesi di partenza

Obiettivo principale della sperimentazione, durata una settimana (22-27 aprile 2003), è stato quello di testare la resa plastica e la resistenza dell’argilla, presente in grandi quantità sui calanchi appenninici del territorio faentino (RA), e quindi di riprodurre alcune fogge vascolari. I processi di foggiatura e cottura sono realizzati in ottemperanza alle metodologie di produzione neolitiche attestate dagli scavi archeologici; alcune delle forme restituite dall’esperimento sono state scelte tra quelle rinvenute in quantità nel vicinissimo sito preistorico di Faenza Fornace Cappuccini (RA), afferente al periodo del Neolitico Antico, cultura della Ceramica Impressa medio-adriatica (metà VI mill. a.C. cal.).

In secondo luogo, con questo esperimento si è voluto comprendere meglio le caratteristiche funzionali di un forno a buca, ai fini di padroneggiare meglio le dinamiche di colorazione assunte dai vasi in relazione a questo tipo di cottura. Tale metodo è particolarmente diffuso in epoca neolitica e risulta più evoluto ed efficente rispetto alle cotture realizzate al livello del terreno.

Impostazione metodologica dell’esperimento e strategia di raccolta dati

Non esistendo accurati studi archeometrici sulla composizione dell’impasto ceramico utilizzato per la produzione vascolare di Faenza F. Cappuccini, si è proceduto a testare la resistenza dell’argilla producendo una serie di vasi caratterizzati da differenti quantità di inclusi silicei, nel tentativo di avvicinarsi il più possibile all’impasto utilizzato dai gruppi neolitici locali.
Si è proceduto a tagliare l’argilla con quantitativi variabili di sostanze degrassanti (20, 30%), inoltre sono stati fabbricati due vasi costituiti dalla stessa argilla ma privi di inclusi non plastici, ai fini di verificare la diversa resistenza in cottura di impasti variamente refrattari e non.


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