L'analisi funzionale e la sperimentazione mirata
Qualsiasi reperto archeologico porta scolpite - nella propria forma e nel materiale di cui è fatto - le tracce della catena di operazioni di cui esso costituisce il prodotto finito e, aspetto forse ancora più interessante, reca indelebili segni del risultato delle attività in cui è stato impiegato.
Lo studio di queste antiche tracce di utilizzo e la conseguente interpretazione in base a esse delle antiche attività umane di sussistenza è l’oggetto della disciplina archeologica che va sotto il nome di traceologia e analisi funzionale.
Tra gli oggetti utili senz’altro alla lavorazione delle materie prime e alla trasformazione di queste per la produzione di altri strumenti da lavoro rientrano i manufatti ricavati da pietre scheggiabili, soprattutto selce e ossidiana.
Grazie allo studio al microscopio delle tracce d’usura visibili sulla superficie di questi strumenti in pietra, sappiamo oggi che in epoca preistorica venivano lavorati corno, osso, legno, fibre vegetali, argilla e metalli per la produzione di altri manufatti da lavoro (manici, cestini, vasellame, strumenti e armi).
Attualmente prevale un approccio comportamentale /funzionale per lo studio delle popolazioni preistoriche: si cerca sempre più di studiare una collezione di reperti litici anche dal punto di vista funzionale (cercando cioè di rispondere alla domanda “a cosa sono serviti?”).
Questo nuovo approccio al contesto archeologico inizia con una valutazione generale dei materiali lavorati e delle azioni effettuate. Si deve quindi partire formando una COLLEZIONE DI CONFRONTO DI BASE, che porta a una prima valutazione delle attività economiche di sussistenza generalmente attestate in un sito preistorico: si riproducono dei manufatti litici con le stesse materie prime e le stesse tecnologie individuate nel contesto archeologico.
La sperimentazione con queste copie di originali archeologici può risolversi in una serie di semplici azioni (ad es. mietitura, taglio della carne, etc.), che portano alla creazione di tracce riferibili a situazioni puntuali, oppure di azioni combinate (ad es. taglio + raschiatura della pelle), che riportano a una situazione più vicina all’originale attività preistorica.
Si terranno presenti in fase di sperimentazione i seguenti parametri:
- localizzazione del margine attivo
- cinematica
- durata sperimentazione
- materia lavorata
Attualmente Gesti Ritrovati ha riprodotto le seguenti azioni sperimentali, utilizzando selce lessinica e una litotecnica tipica dei siti neolitici subalpini:
- taglio di cereali
- taglio e raschiatura di vegetali silicei (fragmites - canne e giunchi) utilizzati a scopo pastorizio/artigianale
- taglio di vegetali non silicei
- incisione e raschiatura di osso (per documentare eventuale produzione e/o riparazione utensili)
- scortecciamento e taglio del legno (per documentare eventuali lavori di costruzione e mantenimento di strutture, o fabbricazione di oggetti d'uso quotidiano)
- incisione del legno
- raschiatura di pelle secca
Da una collezione di confronto e dalla sperimentazione mirata a parametri controllati è possibile ottenere delle chiavi interpretative che aiutano a comprendere meglio il dato archeologico, e più in generale il contesto paleoeconomico e ambientale.
La collezione di confronto di Gesti Ritrovati è in fase di continuo ampliamento.